C’era una volta una bambina…era sempre in disordine, con le calze una su e una giù e la treccia ostinatamente arruffata.
Oggi quella bambina non c’è più.
C’era una volta una ragazza, pronta al sorriso e con la testa piena di sogni ribelli e di viaggi lontani.
Oggi quella ragazza non c’è più.
C’era una volta una giovane donna con negli occhi le stelle del cielo e nel cuore il volo delle farfalle.
Oggi quella giovane donna non c’è più.
Come in tutte le fiabe degne di rispetto ( e come in tutte le storie umane), qualcuno pronunciò un incantesimo e quella che ormai era diventata una non più giovanissima donna, precipitò nel nero dove nulla aveva più colore, forma, odore. La sua prigione non era di ferro o di pietra ma riusciva comunque a soffocarla. Dal profondo del suo pozzo vedeva solo l’ultima propaggine del ramo di un vecchio ciliegio.
Venne la primavera e vestì di candidi fiori la pianta.
Venne la brezza che con dita gentili accompagnò un petalo leggero laggiù nel pozzo nero.
La donna lo vide volteggiare leggiadro e volle seguirlo, su, su fino alla luce. Sette volte tentò la risalita, spezzandosi le unghie, ferendosi la pelle. Sette volte ricadde.
Con le ultime forze rimaste tentò ancora e finalmente posò i piedi sul suolo, sopra le radici nodose del ciliegio. Non avrebbe voluto allontanarsi dal vecchio amico, ma il vento spingeva lontano il bianco petalo e la donna sentì il bisogno di sapere dove sarebbe finito.
Mosse le gambe, pesanti come il piombo: prima un passo, un altro, poi un altro ancora. Seguendo con gli occhi il volteggiare della sua candida , fragile guida, non si accorse che i suoi piedi avevano cominciato a volare. Quando il petalo finalmente stanco si posò a terra, la donna, dopo averlo ringraziato, non si fermò, ma seguì prima una nuvola sbarazzina che giocava a nascondino col sole. poi fu la volta di una rondine di passaggio e ancora di un’ape indaffarata…..
Venne l’estate vestita di giallo e la donna arrivò su un’isola a forma di pesce. un’isola selvaggia e profumata dove i colori e gli odori urlavano con gioia prepotente la loro presenza e dove il mare si fondeva col cielo..
Lì incontrò tre compagni di viaggio che come lei avevano raggiunto l’isola a forma di pesce. Tutti e quattro chiesero aiuto al Maestro, che più di tutti loro messi insieme aveva seguito con piedi alati le nuvole del cielo, le rondini viaggiatrici, le api laboriose. Lui sapeva seguire anche i sogni, che non tutti sanno vedere, perché li hanno persi per strada.
Sette giorni il Maestro rimase con i quattro amici, nell’isola dal sole caldo, dall’aria che a mezzogiorno si fa liquida e greve di profumi, dalle notti stellate, dalla brezza salmastra, dal mare di turchese e lapislazzuli.
Per sette giorni spiegò ai quattro le arti sottili che mettono le ali ai piedi.
Al settimo giorno la donna, nel rosso infuocato di un tramonto ritrovò le stelle negli occhi, i viaggi lontani, il volo delle farfalle nel cuore e vide di nuovo i suoi sogni. Sorrise ai suoi amici.
Era libera: correva.
( Un grazie particolare a Fulvio Massini e un abbraccio a tutta la “Compagnia dell’Anello” – alias Circuit Training)
C’era una volta una bambina…era sempre in disordine, con le calze una su e una giù e la treccia ostinatamente arruffata.
Oggi quella bambina non c’è più.
C’era una volta una ragazza, pronta al sorriso e con la testa piena di sogni ribelli e di viaggi lontani.
Oggi quella ragazza non c’è più.