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Training Running On-line
 
Una volta nella vita – La maratona di NEW YORK!
di Caterina Montecchi

 

… dopo aver sognato questo momento per un anno finalmente è arrivato. Sono salita sull’aereo con la mia inseparabile socia Ale (mai senza di lei!!!) e il mio fidanzato (che nei momenti veramente importanti non manca mai!!!) e dopo nove ore siamo atterrati a NEW YORK CITY!!!
E già respiravo aria di casa. Non solo sul mio stesso aereo c’era Linus con la famiglia al completo, ma erano anche nella mia stessa coda alla dogana americana. Sono così abituata a vederlo alle corse, che è come incontrare il Compa, Marco Scianca, Arturo!!!

Le nostre strade si sono divise, lui è salito su una scintillante limousine, io ho rintracciato il mio gruppo di Born to run e per 1 ora buona abbiamo aspettato al freddo e al gelo il pullman che ci avrebbe condotti all’albergo … inutilmente, ahimè, perché pare che il pullman in questione si sia rotto, come ci siamo rotti pure noi tre. Da veri newyorkesi braccio in fuori, fischio da cowboy e siamo saltati su un taxi. Chi fa da sé fa per tre e ce ne siamo andati.
Neppure l’arrivo in albergo è stato dei migliori. Conquistata la camera siamo saliti velocemente al 28esimo piano per mollare le valigie e non perdere un secondo di più in formalità: altra sgradita sorpresa… 1 letto solo per 3…nooooooo!
Ri-scendi, ri-chiedi spiegazioni, ri-prendi le valigie, ri-aspetta, ri-guadagna la chiave, ri-sali. Questa volta tutto ok, il tempo di lavarci le mani e siamo schizzati fuori dall’albergo. Eravamo proprio in Times Square. In men che non si dica siamo stati travolti da traffico, smog, rumore, gente, odore di fritto, luci… mi girava la testa. Ci siamo subito messi in cammino, senza nessuna meta particolare. Volevamo solo assorbire tutto il possibile, ambientarci in questa pazza città. La maratona era ancora un pensiero lontano.
Il giorno dopo Ale ed io ci siamo svegliate cariche come molle. Siamo state selezionate per una “sorpresa” in Central Park. Abbiamo ricevuto pantaloni lunghi neri, maglietta tecnica rossa, giubbottino antivento nero, scarpe argentate. Tutto della Diadora. E chi abbiamo trovato nella hall dell’albergo insieme ad altri 20 fortunati vestiti come noi? Gelindo Bordin in persona che ci ha detto: “Partiamo!” Oddio oddio, e adesso? Ale ed io ci siamo guardate esterrefatte!!! Eh, che facciamo, corriamogli dietro!!! E così siamo andati tutti compatti a Central Park, cantando e incitando il nome del campione che ci faceva strada! Potete immaginare la curiosità e lo stupore della gente.
Al parco ci siamo fermati al famoso Reservoir, ci siamo messi in posa e alcuni fotografi ci hanno scattato delle foto. Che ridere, un servizio pubblicitario, e io ne faccio parte! Ahahah! Poi via di nuovo, un’altra corsetta con lui e un nanerottolo… che altri non era se non il mitico Aldo Rock!!! Mamma mia, non riuscivo a crederci!
Purtroppo però il motivo delle mie notti insonni prima della partenza per la grande mela e diverse visite specialistiche è riaffiorato! Tre settimane prima della maratona ho cominciato ad accusare un dolore fortissimo al ginocchio destro. Roba da non riuscire a muovere un passo. Mannaggia, la sindrome della bandelletta, la BIT!Purtroppo per me, correre è un supplizio, non ci riesco proprio. Per un po’ l’adrenalina mi ha sorretto, dopodiché mi ha abbandonata e ho dovuto lasciare il gruppo e tornare all’albergo camminando. Però ci siamo divertite… e poi Central Park era da urlo. Tra i colori autunnali e le divise variopinte di tutti gli atleti provenienti da ogni parte del mondo c’era da rimanere abbagliati.
Doccia veloce e di nuovo VIAAAAAA come razzi: ritiro del pettorale velocissimo all’Expò, 5th avenue, Central Park, Rockfeller Center, FAO Schwarz, Disney, Tiffany… tutte le vie dello shopping. Dentro e fuori dai negozi. Un po’ di delusione. Alla fine non c’è nulla da comprare, ogni negozio è italiano. Quello che c’è qui è uguale lì. Però i palazzi sono maledettamente alti, è tutto grande, imponente, colorato, elettrizzante, un miscuglio di razze, insegne in lingue diverse…
Ho pensato che fosse romantico farmi comprare il regalo di compleanno dal fidanzato da Tiffany. E’ praticamente un MUST. Ebbene, non ci sono riuscita. Ha etichettato tutto come robetta da sorpresa delle patatine.. sig sig. vabè… Meno male che ho trovato subito da FAO Schwarz la cosa che desideravo di più al mondo: il tubo da un metro di liquirizia rossa!!! Era dalla mia ultima visita a NY sei anni fa che lo sognavo… ed era ancora lì ad aspettarmi!
Alla sera abbiamo cenato nel ristorante più divertente del mondo che guarda caso era proprio vicino al nostro albergo: lo Stardust Diner. I camerieri sono TUTTI cantanti di musical e tra due piatti di hamburger e un frappé cantano e ballano da dio!!! La serata poi era particolarmente speciale: Halloween. Il nostro cameriere, Harry Potter, ha duettato con un componente dei Ghost Buster e Houdrey Hepburn, mentre Puck spalleggiava James Dean… e noi avevamo gli occhi fuori dalle orbite.
Stremati, anche questa giornata è finita guardando il popolo americano travestito nei modi più pazzi festeggiare la loro festa preferita, ed è stato uno spasso.
Sabato mattina, come sempre, sveglia presto. Colazione all’americana da Starbucks, Taxiiiii:Financial District, Ground Zero, Wall Street, Pier 17, ponte di Brooklyn, Chinatown, Little Italy, Soho, Greenwick Village e di nuovo Taaaxiiii e ci siamo fiondati alla riunione tecnica della maratona. Ale ha cominciato a sudare freddo. Io invece fredda come il ghiaccio, tanto non avevo nulla da perdere, nulla da conquistare, nulla da correre col ginocchio malandato.
Baci e abbracci col nostro allenatore Fulvio che incontravamo almeno due volte al giorno, ma erano baci e abbracci comunque. Lui gioiva a vederci così trafelati, felici, sempre di corsa! ;-)
C’erano anche Gelindo Bordin, di solito simpatico e compagnone, questa volta con un groppo in gola alla vista del filmato storico della sua vittoria più famosa. Aldo Rock sempre UOMO! Marco Marchei, direttore di Runner’s World che parlaparlaparla, l’organizzatore della Cortina-Dobbiaco ed ex collega di Gelindo che non si capacita di fare una maratona in 3h15, peggio di una tartaruga (fischi da parte di tutti), un’agente di viaggio che 20 anni fa ha accompagnato il primo gruppo di italiani ANZIANI (40/50 anni… fischi pure lì) alla maratona, un conduttore di un programma su Sky, diciamo ehm, FIGO e poi non ricordo più… Come regalo abbiamo ricevuto 2 sacchi della spazzatura a testa… ahaha.
Alla sera, come “è giusto” che sia prima di una gara importante, una bella bisteccona sanguinolenta nel quartiere trendy di Tribeca nel ristorante di Robert de Niro… Ale sempre più silenziosa, ma non per questo meno vorace. Alle 10 però eravamo in camera. Il mio fidanzato Andrea, un tesoro, si è preso carico di stirare la mia maglietta, incollare le lettere, le bandierine. Noi abbiamo organizzato meticolosamente il resto con gesti scaramantici: la solita mutanda, il solito paio di calze, il cornino portafortuna legato alle stringhe delle scarpe, le barrette energetiche, l’abbigliamento da buttare alla partenza, guanti, creme e cremine, fazzoletti…

E finalmente è arrivato il giorno!
Sveglia alle 4.30, colazione, vestizione solenne, incoraggiamenti dal fidanzato insonnolito. Alle 5 partenza col pullman direzione ponte di Verrazzano. Che mal di pancia!!!
Guarda caso faceva un freddo cane. 4 gradi e vento tagliente. Abbiamo cercato di ripararci come meglio potevamo dietro tronchi d’albero, fermate del bus, staccionate. Ma 4 ore d’attesa sono tante all’addiaccio. Un bicchiere di tè caldo e mille strati di pile e plastica non bastano. Finalmente alle 10.20 la partenza del 3 vawe. Di nuovo l’adrenalina a mille, io ed Ale, sì proprio noi, alla corsa più famosa del mondo. Lacrime, commozione e la mia macchina fotografica che dopo poco si è scaricata ed è morta.. NOOOOOOOOOO.
Ho corso finchè il ginocchio non ha ceduto, Ale mi ha salutata e ha continuato la sua battaglia… io ho iniziato la mia! 42 km di luungooo cammino. Ma dovevo farlo e volevo la mia medaglia di finisher anche a costo di strisciare sui gomiti.
Non ho mai visto tanta gente, sia che correva, sia su bordo della strada che faceva il tifo. Ho avuto il sorriso stampato per 6h49min. Ho salutato e sono stata salutata PER NOME da migliaia di persone. “GOOD JOB!” “YOU’VE DONE IT!” “GO CATE” non li dimenticherò mai. Come non dimenticherò mai i compagni incontrati lungo la mia luungaaa camminata. Il ragazzo olandese che mi voleva comprare da mangiare perché avevo fame e ai ristori non c’era nulla di solido e che poi mi ha abbandonata dopo che gli ho urlato in un orecchio “LOOK, THERE’S A SQUIRREL!!!”, la ragazza di Stoccarda, il signore di Terramia che mi ha chiesto se era normale che gli facessero male le gambe al 30esimo km (ma vaaa???). Il signore inglese che desidera correre la maratona di Roma prima di morire (tiè le corna), Amy Winehouse vecchia col trucco e parrucco sfasciato che mi ha battuta, la signora cicciona sudamericana che si voleva fermare ed io, che zoppicavo, anzi trascinavo stoicamente la gamba dolorante, che ho pure dovuto sorreggerla e incoraggiarla, proprio io che ero un rudere con un sacchetto di ghiaccio legato al ginocchio (e rivoletti di acqua gelata che scivolavano giù lungo la gamba, dentro il calzino.. brrrr)! Il pulmino scopino che ogni tanto mi sorpassava. A bordo poche persone, tutte con lo sguardo smarrito, la fronte appoggiata al vetro in segno di sconfitta. Una ragazza mi ha sorriso amaramente, mi ha salutata con la mano sul punto di piangere. L’autista mi ha fatto OK con le dita, ed ogni volta che mi superava mi faceva una strombazzata e l’OK. Non ricordo altro. In Central Park volevo solo che finisse, vedevo quelli che avevano già tagliato il traguardo con la loro medaglia luccicante che tornavano a casa. Sono arrivata al tramonto, Ale aveva già finito da un po’, era all’arrivo col mio fidanzato. Non sono riuscita subito a riconoscerli, tanto ero determinata a tagliare quel cavolo di traguardo. Passata la linea si sono presi tutti cura di me e finalmente ho ricevuto la mia ricompensa. Ancora oggi, dopo qualche giorno di distanza sono commossa da tutto ciò.
Un po’ meno dal ritiro della borsa. Ho camminato per un altro paio di km per arrivare al camion col mio numero di pettorale. Il camion non c’era più! Mi hanno fatta tornare verso la partenza.. altri 2 km. Ogni tanto mi fermava qualcuno e mi chiedeva il mio numero, così a caso, e poi diceva “non ho la tua sacca”. Ah grazie! Ci hanno fatto aspettare dietro una transenna mentre con dei muletti trasportavano degli scatoloni con le sacche rimanenti. Il primo scatolone era quello dei pettorali 49.000… io ero 30.000… ho aspettato 30 min la mia sacca, dopodiché me ne sono andata sola soletta, al buio e al freddo. Avevo appuntamento al mio camion col mio fidanzato, ma avevano bloccato tutte le vie d’accesso e tutti hanno perso tutti, la gente era indemoniata, infreddolita, stanca. Me ne sono andata da sola. Un signore si è offerto di darmi uno strappo col suo taxi, ma andava nella direzione opposta e ho continuato a camminare. In albergo Ale era già docciata e a letto. Il mio fidanzato sperso per central park preoccupato che andava su e giù a casaccio cercandomi. L’ho chiamato ed è tornato di corsa. Un’ora dopo Ale ed io dormivamo già, non abbiamo neppure cenato.
Lunedì mattina, un altro giorno, la maratona dimenticata… più o meno. Quelli che l’avevano fatta si riconoscevano a km di distanza. Zoppicavano, comminavano sbilenchi, si sentivano Uhi, Ahi e tutti portavano con orgoglio la loro medaglia al collo!
Come al solito Taaaaxiiiii…. Ferry Boat per la Statua della Libertà, poi su sull’ Empire State Building, un ultimo giro dei negozi per gli ultimi souvenir. Ale, uno zombie, è tornata in albergo, noi abbiamo vagabondato ancora un po’. Ho avuto un desiderio irrefrenabile di frutta. Certo che gli americani mangiano proprio male!
Alla sera cena da Stardust. Era troppo bello, il mio fidanzato non voleva andare da nessun’altra parte! Come dargli torto!
Siamo arrivati al giorno della partenza. Che tristezza.
Abbiamo bighellonato un paio d’ore al Greenwich Village e Soho, guardato le code infinite dei votanti e poi sul filo del rasoio siamo rientrati in albergo precisamente all’ora di partenza. Ci siamo allontanati da Times Square appena pochi attimi prima che Obama vincesse ufficialmente le elezioni. Non saremmo riusciti a raggiungere l’aeroporto in tempo!!!
In aeroporto ho comprato uno Snickers e una scatoletta di sonniferi… erano lì alla cassa (che cosa assurda…). Ne ho preso uno, il primo in vita mia, per fare un esperimento. Sull’aereo ho cenato, letto 2 pagine del mio libro e PUFF, siamo atterrati alla Malpensa. Non mi ricordo nulla! Ahaha
Non ho mai scritto così tanto in vita mia, ma ho vissuto un’esperienza unica. Sono stati i giorni più frenetici e spensierati della mia vita.
Alla prossima avventura, alla prossima tapasciata… per un po’ mi vedrete camminare…
Non importa.. I’VE DONE IT!

Ciao ciao
Cate
Del Team CATE&ALE