Via Fra’ Giovanni Angelico, 6 - 50121 Firenze - Tel. 055 6236163 - Fax: 055 667158 info@fulviomassini.com
 
Training Running On-line
 
Una partenza
La maratona di Roma di Stefano Atzeni

 

FASE 1 :
Prepartenza e partenza

“Miii già le sei sono!”
Queste le prime parole che mi uscirono dalla bocca il giorno della gara, quando la sveglia si azionò dotata di una propria vita intelligente.
Per la verità, qualche attimo prima, avevo mormorato : “Alice se non mi togli il muso dall’occhio ti pitturo di fucsia e ti metto a pane e acqua per 3 giorni!”. Alice è una delle mie due bambine pelose di razza felina che ogni mattina presto, quando i morsi della fame i fanno più serrati, viene a vedere se sono sveglio per poter avere da mangiare; e datosi che in camera è buio e che, alla faccia della sua natura gatta, al buoi ci vede quanto me, mi appiccica il muso agli occhi e controlla lo stato del mio sonno REM.
Mah! Come fai a non preferire Mimì, l’altra gatta nera e sorella di Alice ? Almeno lei pretende solo di venire in bagno con me , qualche coccola e la goccia da ghermire come cade dal bidet.

Intanto erano già le 6 e dovevo procedere a vestirmi per la grande competizione romana!
Cerotti : ok;
vaselina : yes;
carboidrati a zucchero gelatinoso di lenta ma inesorabile assimilazione che al 36° km “je fai ‘na pernacchia a la crisi” : all right;
troppo leggero … : no;
troppo pesante .. : nno;
troppo fico … : YES!
Puoi procedere roccia!
Bacio nell’ordine :
Puffina : “in b-bocca al – yawn – lupoo” :  crepi il lupo!!!
Alice, hey belva, non pestare tua sorella, chiaro? Meow (trad.: d’accordissimo! Mo ’o vedi che je faccio!)
Mimi, non fare gli agguati ad Alice che poi ti pesta! Va bene? Meow? Meow!!! (trad.: Ma chi, io? Ahò ma che te dice a testa !!! Esci esci che poi t’a saluto a quella!).
Perplessità dubbiose mi si affollarono in testa.

Fuori allora, incontro a ROMA!

Il mio amico Dick Fulmine (nome d’arte, ovviamente) venne a prendermi con auto e figlio autista e andammo verso l’anfiteatro Flavio teatro della partenza.
Arrivando, ecco subito la folla delle grandi occasioni! Alla partenza, nelle immediate vicinanze del Colosseo e dell’Arco di Costantino, sono tutti top runners con le relative pertinenti rituali movenze e atteggiamenti. Mordono il freno, si fotografano come se non dovessero vedersi con i propri cari per 3 anni. Li vedi corricchiare con gravità, fare respirazioni alzandole braccia, come sanno fare fin da bambini; addentano gli ultimi cibi miracolosi. Si abbracciano e si salutano con amici e parenti che non la pensano come loro e non corrono affatto.

“Hey Dick,anche quest’anno un fottìo di invidiosi!”
Dick era agitato, in fibrillazione pre-agonistica : “Dove cavolo sono i camion deposito borse?” “Dritto di prua sul tuo naso!” “Ah!, e come facciamo a cambiare l’acqua al canarino?” “Hey Dick, la vedi quella massa ordinata di persone suddivisa per file?” “Si.” “Well, là!” “Uhm!” Ci scrostammo dalla nostra estatica ammirazione per la fantastica zona del prepartenza in mezzo a 2500 anni di storia incredibile, dal cuore dell’impero romano che fu, e ci sparammo verso gli autobus deposito borse. Dopo attente e severe riflessioni ponderali, riuscimmo a orientarci fra le molteplici serie di numeri di pettorali in cui erano frazionati gli autobus e a lasciare le nostre borse con i cambi e i generi di pronto soccorso per il dopo gara.
Potevamo passare al cambio acqua a le canard. Fu più difficile; avete mai fatto le persone civili alla partenza di una maratona? Si? Allora sapete di cosa sto parlando! No? Beh, auguri se vi dovesse capitare. File affiancate e sterminate di gente lentissima e assolutamente, inesorabilmente immobili. Da panico convulsivo. Se poi il cambio acqua non è per scrupolo tipo “Miii hai visto mai che al 28° mi piglia la necessitaaaà …”, ma per effettivo bisogno organico ... allora il vostro problema è serio. L’esperienza vi porterà a comprendere che il segreto è nella preventiva valutazione del numero di donne presenti nella fila; le povere hanno tempi necessariamente più lunghi, specie se italiane. Il chimico poi, al vostro turno, si presenterà in condizioni irachene; potrete pure impegnarvi in un’apnea che nemmeno il Majorca dei tempi d’oro, ma la sosta nel chimico sarò comunque sempre più lunga.
Io e Dick, comunque, dopo una fila lunghissima riuscimmo in un cambio acqueo da applausi; ma, all’uscita, erano spariti tutti.
“Hey Dick! Mi viene un dubbio: ma che minchia di ora è!?”
“Oh porca vacca, ma sono le 8.58!”
“Oh porca vacca, oh porca vacca, oh porca vacca!”
Piazzammo uno sprintino decisamente plastico e fuggimmo in bello stile verso le gabbie di accesso alla zona partenza.
“Daje compà, che a sto giro famo ’a partenza lanciata!”

In zona partenza, la musica “a palla” era quella di The Final Countdown degli Europe, non certo l’ultimo successo del momento, ma abbastanza eccitante per una partenza da eroi guerrieri dell’impero romano.
Ma, non eravamo soli! Le sterminate file davanti all’ultima creatura del micidiale “Alì il chimico”, i wc, si erano come per magia riallocate e ricompattate lungo tutta l’estensione dei fori imperiali e, soprattutto, davanti a noi !

Di superare la folla non se ne parlava nemmeno; altro che partenza lanciata! Manco con un caterpillar c’era verso di allungare passo e falcata. Tacere e aspettare. Mutismo, rassegnazione e pentimento. E così finì per essere; io e Dick restammo per un po’ a vedere le belle ragazze strizzate nei completini multicolor e i tipi finto cool con cinture da carpentiere sovietico cariche di borraccette dai liquidi misteriosi e biancastri.
Arrivò il momento di muoversi nella calca, e in 3 minuti passammo infine sotto lo striscione della partenza. Ci salutammo, io e Dick, inboccallupandoci vicendevolmente e dandoci appuntamenti telefonici per il pomeriggio.
Un destino eroico ci attendeva.
Eccolo il giorno della Maratona di Roma, dove ogni runner è un soldato invincibile dell’antica Roma.
Avremmo avuto concesso l’onore del trionfo nella città eterna.
Ed ora io dirò delle vostre nascite latenti; ora scoprirò ancora una volta il fine ultimo della creazione.